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BOLZANO. Si è conclusa con una sentenza definitiva della Corte di Cassazione la vicenda giudiziaria di una 76enne bolzanina, che ha ottenuto un risarcimento superiore ai 500 mila euro per un caso di presunta malasanità. La donna, assistita dai legali fiduciari di Giesse Risarcimento Danni, aveva avviato un'azione civile dopo un lungo percorso clinico iniziato nel 2010 e concluso nel 2019, durante il quale è stata sottoposta a numerosi interventi chirurgici alla colonna vertebrale all'ospedale di Bolzano.
Secondo quanto emerso nel processo, nel 2012 la paziente presentava sintomi compatibili con un'infezione che avrebbe richiesto un'immediata diagnosi e un trattamento tempestivo. L'infezione, però, è stata individuata soltanto nel 2014, durante il sesto intervento chirurgico, attraverso un esame colturale che ha evidenziato la presenza di un'infezione multi-batterica. La terapia antibiotica ha permesso di eliminare l'infezione, ma nel frattempo la donna aveva riportato gravi danni permanenti, tanto da riuscire ancora oggi a camminare solo con stampelle o deambulatore.
"La mancanza di una diagnosi corretta e puntuale è stata definita dal collegio dei consulenti d'ufficio un errore inescusabile", spiega Maurizio Cibien di Giesse Risarcimento Danni. Anche i consulenti tecnici hanno evidenziato che "la mancanza di una diagnosi tempestiva e conseguentemente di una terapia appropriata dev'essere considerato un errore professionale medico", ritenendolo determinante nell'evoluzione della patologia.
L'Azienda sanitaria dell'Alto Adige e la compagnia Uniqa Österreich Versicherungen Ag avevano impugnato sia la sentenza di primo grado sia quella d'appello, ma la Cassazione ha confermato le decisioni precedenti. "Siamo soddisfatti che anche la Suprema Corte di Cassazione abbia pienamente accolto le nostre tesi", conclude Maurizio Cibien. "Aver perseverato nel far valere le nostre ragioni ha permesso di ottenere un risarcimento che supera del doppio l'offerta inizialmente formulata dall'azienda sanitaria. Questo risultato rappresenta il doveroso riconoscimento per la paziente e la sua famiglia".


