PHOTO
CORTINA D'AMPEZZO. A Maranza, frazione di Rio di Pusteria (Bolzano) all'ombra del Monte Cuzzo, il 20 febbraio hanno fatto una grande festa con Dj e musica per celebrare le quattro medaglie dello slittino. "Una notte molto lunga", la definisce Andrea Vötter, nativa di Fiè allo Sciliar ma trasferitasi qui, dove vive con Kevin Fischnaller, cugino di Dominik doppio bronzo a Cortina.
Lei ha vinto il doppio femminile in società con Marion Oberhofer, in una serata in cui l'Italia, con Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner, si è riscoperta superpotenza dello slittino. Era l'11 febbraio, vigilia di supergigante, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella era già a Cortina e il quartetto d'oro è andato a trovarlo verso le 22.30. "Una bella cosa che non dimenticherò mai - la definisce Vötter parlando con l'ANSA -. Abbiamo fatto un selfie. È gentile e simpatico, non sembrava di essere davanti al presidente della Repubblica".
Poi la serata è finita, il giorno dopo c'era la staffetta. Un'altra medaglia, di bronzo, insieme a Verena Hofer a cui era sfuggita quella individuale per 63 millesimi: "Era giusto che anche lei tornasse a casa con una". Ed è potuta iniziare la festa con il centinaio di tifosi arrivati da Maranza, capitanati da Erika Lechner che fu la prima medagliata nel 1968. "Abbiamo fatto mattina. Abbiamo festeggiato un po' troppo, ma era la cosa giusta", riflette Vötter.
Anche perché l'Olimpiade magica potrebbe aver salvato il futuro di questo sport in Italia. Lo slittino azzurro conta una quarantina di praticanti, un'altra ventina ciascuno bob e skeleton. E si può ragionare su come trasformare il capitale di quattro medaglie in una nuova primavera della specialità. "Serve la pista e ora ce l'abbiamo. E bisogna fare pubblicità nelle scuole, farlo provare. Solo così capisci se ti piace o no". Perché un ragazzo lo si può convincere "con la velocità e l'adrenalina. È difficile da descrivere, deve provare così la sente".
Allo slittino non si arriva facilmente. "A Fiè allo Sciliar era tradizione fare slittino naturale e ho iniziato così. Poi sono andata alla scuola sportiva a Malles e mi hanno proposto di provare anche quello su pista artificiale: ci sono più possibilità di entrare in un gruppo sportivo perché è uno sport olimpico, puoi fare la professionista. Prima ho pensato 'non mi piace, va troppo veloce'. Poi mi hanno convinta. E dopo un po' mi piaceva un sacco". Non c'erano piste adatte in Italia prima della Eugenio Monti, così Vötter ha iniziato a Igls.
Ora il movimento può contare su un impianto tutto suo, costata 118 milioni e centinaia di alberi tagliati. "Sappiamo delle critiche a questa pista, le capisco anch'io - riconosce Vötter -. Ma penso che con queste medaglie abbiamo ringraziato chi ha lottato per averla: noi atleti eravamo sotto pressione, se non fossimo riusciti a fare qualcosa di buono sarebbero iniziate le critiche. Così siamo a posto".
D'altronde lo diceva Armin Zoeggeler, nella notte magica dei due ori: ora questo impianto "la politica è obbligata a tenerlo aperto". Voetter, classe 1995, non era neanche nata quando il Cannibale vinse la prima medaglia a Lillehammer, ma ha fatto in tempo a esserne compagna di squadra a Sochi nel 2014. E ora ce l'ha come dt: "È un allenatore fenomenale. Quando chiedi qualcosa, sa subito cosa devi fare. Ti aiuta in ogni cosa, sa come vincere le medaglie olimpiche".
Al ragazzino che volesse iniziare, Vötter potrebbe raccontare l'emozione dell'arrivo di una gara olimpica, "tutta la squadra è venuta ad abbracciarci. E poi sono arrivati i miei genitori e mi sono messa a piangere, perché non avevano mai potuto venire a vedermi alle Olimpiadi". O il feeling da trovare con una compagna di squadra come Marion Oberhofer: "Siamo andate subito d'accordo. Lei non vede quando scendiamo, per questo è molto importante che si fidi di me. Anche se siamo diverse, sulla slitta siamo molto unite. Lei è un po' rilassata: se va bene ok, se non va bene non c'è problema. Io, quando una curva non funziona bene, devo avere la soluzione. Se non ce l'ho, non riesco a dormire".
O l'emozione che si prova sul gradino più alto in una notte magica: "Non volevamo fallire e abbiamo dato il massimo. Non avrei mai pensato di vincere l'oro: una medaglia sì, ma l'oro è ancora più speciale".


