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CORVARA. Anche ieri le Dolomiti sono riuscite a ridare il suo sapore più genuino ad un ciclismo altrimenti sempre più “virtuale”, sport di fatica sì, ma con sforzi sempre più centellinati, specie nel testa a testa tra i protagonisti più attesi. «Non c’è più l’epica del ciclismo», dice quel vecchio leone di Mauro Corona, che ieri ha animato assieme all’organizzatore della Maratona dles Dolomites, Michil Costa, e al direttore del nostro giornale, Alberto Faustini, uno dei collegamenti della Rai dal parterre d’arrivo del tappone dolomitico di Corvara.
«Io amo coloro che fanno fatica, la fatica è la salute dell’anima – ha detto Corona – Quando ero più giovane lo ho scalate tutte, queste montagne. Adesso sento che si stanno allontanando, come diceva Dino Buzzati. L’età aggiunge distanze, ma non si può vivere di rimpianti. Ma dispiace morire senza aver scalato le altre.Questa è la tappa più bella del Giro d’Italia, ma quella decisiva credo sarà quella di domani (oggi, ndr). Nella cronoscalata non ci si potrà nascondere, cosa che i più attesi protagonisti hanno fatto fino a ieri, in questo ciclismo che ha perso la sua dimensione più epica, quella dell’impresa solitaria».
Su una cosa sono tutti d’accordo: la Alpago-Corvara è la tappa più affascinante del 99esimo Giro d’Italia, per la sua verticalità, per i paesaggi, per la gente che ha affollato le strade dei passi dolomitici fin dalle prime ore del mattino. «Tappe come questa sono la metafora della sfida dell’uomo alla natura – ha detto Faustini – Proprio per questo sul giornale abbiamo colto quest’occasione per raccontare le comunità di queste valli, i “padroni di casa” delle tappe: perché in questi giorni il mondo arriva qui. Ed è un mondo tutto da scoprire».
« Ma i ciclisti, impegnati nelle loro immani fatiche, riusciranno a guardarsi attorno, ad ammirare la maestosità delle Dolomiti?», ha chiesto il direttore del nostro giornale a Stefano Garzelli, che affianca Alessandra De Stefano nella conduzione delle trasmissione Rai dal Giro. «Molto poco – ha ammesso l’ex professionista, che ha vinto il Giro d’Italia nel 2000 – ma una sbirciatina riusciamo a darla».
Il ciclista, l’uomo, che è nulla di fronte alla maestosità della montagna, che è un granello di sabbia rispetto all’infinito. «Ogni cento anni un passero si posa sulla cima del Sassongher – ha detto Michil Costa, indicando il monte che sovrasta l’arrivo di Corvara – per limarsi il becco. Quando il Sassongher sarà consumato, l’eternità non sarà nemmeno cominciata»: l’oste ambientalista della Val Badia, presidente del comitato organizzatore della Maratona dles Dolomites, ha citato l’insegnamento del suo maestro Lezuo, per dare appunto la dimensione della nostra infinitesimalità e, assieme a questa, il rispetto per la natura che è necessario quando si organizzano eventi come una tappa del Giro d’Italia o la Maratona dles Dolomites, anche per rispondere ad un tweet che – bontà di chi l’ha scritto – imputava ai ciclisti chissà quale nefasto contributo all’inquinamento dell’ambiente montano.
«Negli ultimi anni le cose sono cambiate, tanto al Giro d’Italia, dove c’è il chilometro verde lungo il quale i ciclisti possono gettare i loro rifiuti, quanto alla nostra Maratona dles Dolomites, dove il partecipante che getta una sola carta a terra viene squalificato – ha spiegato Costa – E in ogni caso, alcuni dei nostri 1.500 volontari, il giorno dopo la gara, percorrono le strade dei passi per raccogliere i rifiuti lasciati non tanto dai ciclisti, quanto più in generale da persone che non hanno ancora sensibilità ambientale».
Il tappone dolomitico Alpago-Corvara è stato un omaggio degli organizzatori di Rcs Sport alla Maratona dles Dolomites, che il 3 luglio vivrà la sua 30esima edizione. Una granfondo che – sotto la gestione dello stesso Costa – ha fatto passi da gigante, raggiungendo la quota massima di 9 mila partecipanti – non ritoccabile per motivi logistici – a fronte di più di 30 richieste d’iscrizione. Un’azienda con un fatturato di più di 2 milioni di euro, con un indotto sull’economia locale stimato in oltre 9 milioni. Risultati ottenuti da Costa grazie alla chiusura delle strade per l’intera durata della gara – succede solo dal 2001 – alla diretta televisiva di 6 ore sui canali della Rai, ma anche e soprattutto imponendo a quei 9 mila partecipanti il rispetto per la montagna che è suo e di Mauro Corona, per la verticalità, per la nostra infinitesimalità e quella degli stessi monti di fronte all’infinito.
Twitter: @mauridigiangiac
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