In una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport il coach affronta a 360 gradi il suo rapporto con l’azzurro («Io sono il rompiballe, Cahill è quello allegro...») e spiega: «Jannik sta bene, giocare a Madrid non è un azzardo
E Darren Cahill spiega: «Il suo modo di giocare, il modo in cui serve, il modo in cui si muove in campo… non appena ha imparato a sentirsi più a suo agio nei movimenti sull'erba, abbiamo subito creduto che avesse buone possibilità»
I due coach alla vigilia della finale: «Orgogliosi di Jannik. E' giovane ma molto più saggio di noi». Sasha? «Enorme rispetto, fisicamente è una bestia»
Il campione altoatesino dopo la vittoria su Ben Shelton: «Ero entrato un po' teso, il primo set è stato duro». Sul prossimo avversario Zverev: «E’ un grandissimo giocatore, non vedo l’ora di tornare in campo». Poi fa sorridere i suoi due tecnici: «Cahill e Vagnozzi sono una buona coppia, anche se hanno una grande differenza di età»
L’australiano che «non è l’allenatore più importante, ma quello con più esperienza», ha parlato di Sinner anche sul piano umano: «Il mio lavoro era aiutarlo, diventando un esempio per i bambini, deve essere orgoglioso»
Cahill: “Grazie al team italiano che mi ha accolto a braccia aperte”. Vagnozzi: “Per noi un grande onore ricevere questo riconoscimento” (foto combo Ansa)