Quelli della Biblioteca Piani che portano la poesia nel quartiere

Tutto iniziò per la determinazione del distributore Gianfranco Bragaja: non voleva che i libri invenduti  andassero buttati. La prima sede in un sottotetto della parrocchia. Oggi ha 5mila utenti ed è una fucina di iniziative


Luca Fregona


Bolzano. Per lui vendere libri alle librerie e alle edicole non era abbastanza. Voleva che i libri circolassero di più, che la gente leggesse di più. Prima di tutto i classici: Dostoevskij, Victor Hugo, Manzoni. Ma anche cose più leggere, i gialli Mondadori, gli economici Longanesi.

E così, quando aveva dei resi o qualche fondo di magazzino, il distributore Gianfranco Bragaja li regalava. Prima di tutto agli abitanti dei Piani, il suo quartiere. Girava per strada, e, zac, ti metteva in mano una copia dei “Promessi sposi”. Uscivi da messa con un “Fratelli Karamazov” in tasca, dal lattaio con un “Segretissimo” nella sporta, dal bar magari con un Poirot.

Un giorno, Gianfranco Bragaja- che nel frattempo aveva fondato anche la Polisportiva Piani - si presenta al parroco della Chiesa di San Giuseppe, don Luigi Bertoldi, con uno scatolone sotto il braccio zeppo di tomi di ogni colore, formato e genere. «Don Luigi - gli fa - ma perché non apriamo una bella biblioteca, ne ho un bastimento. Peccato buttarli...». Un’affermazione più che una domanda. Don Luigi fa sì con la testa e indica il sottotetto dell’oratorio di via Dolomiti. Si sale da una scala a chiocciola ma per cominciare va bene. Un paio di scaffali, una scrivania, il gioco è fatto.

Anno 1972. Nasce la Biblioteca Piani. Che, all’inizio, è una piccola biblioteca parrocchiale, ma non di letteratura religiosa. Almeno, non solo. Accanto alle immancabili edizioni Paoline sulla vita di Gesù, pile così di gialli con le copertine colorate di Carlo Jacono e di Bur Rizzoli, “mattoni” sulla crisi del capitalismo e la storia del fascismo. Piano piano, il sogno di Bragaja cresce: il sottotetto diventa troppo stretto, la scala a chiocciola una barriera architettonica difficile da scalare. Nel 1984 una legge provinciale riconosce anche alle parrocchiali lo status “pubblico”. «Sono arrivati i primi soldi - spiega l’attuale presidente Claudio Bez -, che ci hanno permesso di fare un salto di qualità».

Nel senso che, da allora, è finanziata da Provincia e Comune anche se gestita da un’associazione privata, l’Associazione culturale Biblioteca Piani. Nel 2000 con i lavori di ristrutturazione, si è spostata nei locali ampi e luminosi al primo piano della canonica, dove si trova ancora oggi.

Diventata ormai “pubblica” e con il compito istituzionale “di diffondere il progresso e l’aggiornamento culturale fra le popolazioni del Rione dei Piani”, oggi ha una bibliotecaria stabile, Elena Galletti, e può contare su un gruppo di volontari che aiutano a tenerla aperta cinque giorni su sette, mattina e pomeriggio.

In un quartiere come i Piani, la biblioteca non è solo “una biblioteca”. È un punto d’incontro, un servizio, un posto “fisico” dove trovi sempre qualcuno, il giornale da leggere e - a cadenza regolare - la presentazione di un libro, una lettura, un piccolo concerto. E per fortuna che c’è. Il quartiere è sempre più dormitorio. Sono arrivate decine di famiglie nuove nei palazzi costruiti a ridosso della ferrovia, ma, paradossalmente, il rione ha perso i suoi punti naturali di aggregazione.

Un rione svuotato

Chiusa la storica pizzeria Penegal, «dove gli anziani si trovavano a fare due chiacchiere e giocare a carte». Chiuso uno dei due bar storici. La piazza davanti alla chiesa, rifatta malamente, che non è mai decollata. Il lotto due, che doveva riqualificare la zona, fermo da decenni. Un solo ristorante, dove per cenare devi aprire un mutuo. E non solo.

Con la penuria di sacerdoti, non c’è - per dirla con celentano - «neanche un prete con cui parlar». Sì, perché il parroco titolare è don Mario Gretter, che dovendo star dietro anche al duomo, a San Domenico, e alla commissione inter-ecumenica, viene solo a celebrare messe e funerali. I fedeli, se hanno bisogno di qualcosa, puntano direttamente la bibliotecaria. «Sono la perpetua ad honorem...», scherza neanche tanto Elena Galletti.

Eppure, dicono in coro ai Piani, non se ne andrebbero mai da qui. «Perché, restiamo un paese. Ci conosciamo tutti. Esci e c’è sempre qualcuno che ti saluta».

Insomma, la biblioteca si dà da fare, dentro e fuori le mura di San Giuseppe. Letture al centro anziani Premstaller una volta in settimana. Serate, incredibile ma vero, dedicate alla poesia.

Si declamano i versi di Virgilio, Alda Merini e Montale. E la gente arriva. Anche se ogni volta è un po’ un terno al lotto. «Paghiamo il prezzo del covid e della riapertura con mascherine e plexiglas - dice Marina Michielotto, che fa parte del direttivo -. E un po’ anche la concorrenza degli e-book: ormai si scaricano i classici gratis o a pochi centesimi. Oggi, quando organizziamo qualcosa, non sappiamo mai se ci troveremo la sala piena o solo un paio di persone. Ma non molliamo».

E fanno bene: i numeri parlano chiaro: 5mila utenti nell’ultimo anno, migliaia di volumi disponibili. Centinaia di prestiti, e lettori che arrivano anche da altri quartieri, perché magari un tal titolo lo hanno solo ai Piani (è inserita in Explora, il portale di ricerca delle biblioteche italiane dell’alto adige). «C’è ancora il piacere - sottolinea Bez-, di girare tra gli scaffali, curiosare. Certo, l’utente medio è un po’ agé. Diciamo dai quaranta in su. Mancano i giovanissimi e i ventenni».

Che si fermano sulla porta perché la biblioteca è dentro una chiesa. «Un problema che hanno tutte le “parrocchiali” - spiega Galletti -: pur avendo un’impronta laica, dai millenial vengono viste come un posto non abbastanza cool da frequentare». Fisime che non hanno i bambini: qui trovano un angolo tutto per loro e, ogni tanto, anche un adulto di buona volontà che legge loro una favola o un capitolo di Harry Potter.

Ah, visto che una ne fanno e cento ne pensano, la prossima iniziativa è una gara di cucina. Preparare un dolce ispirato a un libro o a una ricetta trovata leggendo.

Vince la più buona e originale. In giuria Nero Wolfe e il commissario Maigret.

Iscrizioni entro il 23 novembre (Info@bibliotecapiani.iT).

 













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