Rubini, a teatro con Italia "sana" de I De Filippo

(ANSA) - ROMA, 17 AGO - "Solitamente quando si parla dei De Filippo si finisce a dire 'eh, però Peppino era più bravo'. Peppino era popolare. È stato un grandissimo attore, è entrato nel nostro Dna con Totò, ma non ha scritto Napoli milionaria. E' Eduardo, l'antipatico, che ci ha lasciato la 'polpa'". Dei tre fratelli del teatro italiano, Sergio Rubini parla come fossero lì a pochi metri, dietro le quinte del palcoscenico. "La loro storia è la storia d'Italia, della parte più preziosa del nostro Paese", dice all'ANSA. Dopo il successo del suo film, "I fratelli De Filippo", uscito al cinema a dicembre scorso e poi accolto con il 20% di share di ascolti su Rai1, è già al lavoro per una seconda parte ("i tempi per un film costoso sono sempre complessi", dice). Prima però quella storia la porterà lì dove è accaduta, in teatro, con uno spettacolo che ha lo stesso titolo del film, in cartellone all'Ambra Jovinelli di Roma per tutte le feste di Natale (21 dicembre - 8 gennaio), prodotto ancora da Nuovo Teatro e Pepito Produzioni (come al cinema) insieme a Teatro della Toscana (altre tappe, Caserta, Salerno, Firenze, Avellino e Venezia). "Il teatro - spiega Rubini - è luogo di ricerca, un laboratorio, uno spazio aperto libero e artigianale. Fino a poco tempo fa l'idea di una sinergia con il cinema veniva guardata con sospetto. Invece è una conquista per gli artisti". La pièce, "un po' un sequel e un po' uno spoiler", dice sorridendo per il gergo., "racconterà una parte della storia già vista nel primo film e anticiperà il racconto del secondo. Il mio progetto, infatti, non finisce con la fondazione del Trio, ma tredici anni dopo, quando il Trio anni si scioglie. Ed Eduardo scrive il suo più grande capolavoro: Napoli milionaria". Protagonisti in scena, gli stessi del film con Mario Autore nel ruolo Eduardo, Domenico Pinelli in quello di Peppino e Anna Ferraioli Ravel come Titina, insieme a Jennifer Bianchi, Susy Del Giudice, Francesco Maccarinelli, Lucienne Perreca. Rubini, che firma lo spettacolo insieme a Carla Cavalluzzi e Angelo Pasquini e ne cura la regia, sarà l'antagonista Vincenzo Scarpetta, a far da narratore. "Il teatro non mi piace farlo con le quinte, non mi piace l'infingimento - dice - Sarà una narrazione in cui io racconterò la storia di questa famiglia e si apriranno dei quadri con delle scene. Perché i De Filippo? Perché è la storia d'Italia e la storia di una Napoli preziosa. Noi stiamo rischiosamente esportando nel mondo un'immagine del nostro Paese legata alla malavita, all'inciucio, alla cattiva politica. Per fare business rischiamo di finire come la Colombia: con tutte le serie tv, oggi se mi nomini quel Paese penso al narcotraffico. Invece abbiamo parti sane della nostra storia e della nostra cultura che vanno divulgate. Proprio come quella famiglia, nata in una condizione di emarginazione, e che invece, con il talento e la tenacia, è riuscita a ribaltare il proprio destino". Ma a quale dei tre De Filippo, Rubini si sente più vicino? "E' Eduardo, l'antipatico, che amo profondamente - risponde - Forse proprio perché ha accettato quel ruolo di antipatico, che è il ruolo dell'autore, di quello che si mette fuori scena, guarda e osserva. Era un genio, un precursore. Anche un traditore: con la sua famiglia, con Napoli e anche verso il teatro. Ma per sperimentare bisogna tradire. Penso a quando negli '60 immaginò di registrare tutte le sue commedie per la tv. I teatranti lo additarono. Eppure, la mia compagna, che è molto più giovane di me, è proprio grazie a quell'idea che oggi conosce la sua opera. Bisogna stare molto attenti quando si parla con sospetto di Eduardo - conclude - perché dietro tutto ciò che di lui può sembrare scostante, invece, c'è l'essenza dell'autore". (ANSA).



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Il lutto

Omaggio a Gino Paoli, maestro della canzone d'autore italiana: le foto

Lutto nel mondo musicale italiano. A 91 anni è morto Gino Paoli. Sono sue alcune delle canzoni più belle e famose mai scritte nel nostro Paese: "Senza fine", "Il cielo in una stanza", "Sapore di sale", "Che cosa c'è", "La gatta", "Una lunga storia d'amore", titoli sufficienti a far rimanere ben impressi nella memoria collettiva il suo nome e la sua musica

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Ditonellapiaga con TonyPitony vince la serata delle cover di Sanremo 2026

Ditonellapiaga con TonyPitony vince la serata delle cover di Sanremo 2026 con The Lady is a Tramp. Questa la top ten della serata delle cover del Festival di Sanremo 2026. 1) Ditonellapiaga con ToniPitony "The Lady is a Tramp" 2) Sayf con Alex Britti e Mario Biondi "Hit the Road Jack" 3) Arisa con Coro del Teatro Regio di Parma "Quello che le donne non dicono 4) Bambole di Pezza con Cristina D'Avena "Occhi di gatto" 5) Tredici Pietro con Gianni Morandi, Galeffi, Fudasca & Band "Vita" 6) Sal Da Vinci con Michele Zarrillo "Cinque giorni" 7) LDA & Aka 7even con Tullio De Piscopo "Andamento lento" 8) Nayt con Joan Thiele "La canzone dell'amore perduto" 9) Dargen D'Amico con Pupo e Fabrizio Bosso "Su di noi" 10) Luchè con Gianluca Grignani "Falco a metà". Le esibizioni sono state votate dal pubblico con il Televoto, dalla Giuria della Sala Stampa, Tv e Web e dalla Giuria delle Radio.

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Giallo agli Oscar sul cane Messi, applaude in sala?

Giallo agli Oscar sul cane Messi: la co-star a quattro zampe di Anatomia di Una Caduta, il film della francese Justine Triet premiato per la migliore sceneggiatura originale, è apparso in un video mentre batteva le zampe durante le premiazioni. Quello del collie addestrato da Laura Martin è stato un vero exploit o non piuttosto una montatura degna della magia della mecca del cinema? Un altro video circolato online ha spiegato l'arcano: si è trattato di fotogrammi preregistrati in cui, davanti a un falso pubblico in un Dolby Theater semivuoto qualcuno ha retto finte zampe davanti al cane (il vero Messi, un sosia o un peluche non è ancora chiaro) mentre la scena veniva ripresa dalle telecamere. Non è dunque certo se a Messi sia stato permesso di entrare in teatro durante la cerimonia: in precedenza era stato detto che la sua presenza sarebbe stata off limits. Quel che è sicuro è che la Martin si è fatta fotografare fuori dal Dolby con le finte zampe. E d'altra parte, siamo o non siamo a Hollywood dove controfigure e effetti speciali sono all'ordine del giorno? Che sia stato dentro o no, è certo anche che Messi ha avuto un parte nell'avvicinamento alla cerimonia: è apparso in un video promozionale del conduttore Jimmy Kimmel che prova con lui le battute e abbaia quando si scherza sugli anni da cani. Messi ha inoltre aiutato Kimmel nella sua storica faida con Matt Damon in un altro breve filmato andato in onda alla fine della cerimonia: il collie alza la zampina e fa pipì sulla stella dell'attore sulla Hollywood Walk of Fame (foto Ansa Epa)

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In tanti per l'addio a Sergio Staino, da Guccini a Schlein

Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze gremito per l'ultimo saluto a Sergio Staino, vignettista, papà di Bobo ed ex direttore dell'Unità, scomparso nei giorni scorsi all'età di 83 anni. In sala tanti semplici cittadini e molti amici di Staino come Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, David Riondino, Carlo Petrini, o Adriano Sofri ma anche la segretaria del Pd Elly Schlein e Gianni Cuperlo. Poi le istituzioni con il sindaco di Firenze Dario Nardella e il presidente della Regione Eugenio Giani. Tutti vicini alla famiglia di Staino: la moglie Bruna e i figli Ilaria e Michele. A condurre la cerimonia di commiato Paolo Hendel, grande amico degli Staino, che introduce, con un tocco ironia, i vari interventi di ricordo del vignettista che si susseguono. Al centro del salone un'immagine di Bobo e una vignetta che ritrae il personaggio figlio della matita di Staino che guarda in lontananza e afferma 'Sono il raccattapalle del mio destino', mentre un grande schermo proietta foto di Staino con la famiglia e gli amici, insieme ad alcune delle sue vignette più celebri. Prima dell'inizio della cerimonia un momento musicale con il figlio Michele, accompagnato da altri due musicisti, che ha suonato per il padre (Ansa foto)

il lutto

Morto il regista Giuliano Montaldo, l'eterno ragazzo del cinema

Con Giuliano Montaldo scompare uno degli ultimi di quella grande generazione di registi che ha fatto grande il cinema italiano a partire dagli anni Sessanta. Si è spento con a fianco l'amatissima moglie, Vera Pescarolo, la figlia Elisabetta e i suoi due nipoti Inti e Jana Carboni nella sua casa a Roma che nel tempo era diventata casa per questo genovese navigatore e spericolato, che ha sempre schivato ritualità troppo solenni perché tra le sue moltissime doti c'era l'arte dell'autoironia dispiegata da sempre a piene mani. Per scelta della famiglia non si terranno esequie pubbliche. L'eterno ragazzo di Cinecittà nasce a Genova il 22 febbraio del 1930; fin da ragazzo ha l'occhio del navigatore come Colombo, la voce di un Gino Paoli dai toni baritonali, la passione militante del giovane Calvino partigiano, il piacere dello scherzo di Paolo Villaggio e la leggerezza poetica di Lele Luzzati, tutti liguri come lui, tutti un po' saggi e un po' matti come lui. Regista, sceneggiatore e attore, diresse oltre 20 film. Tra questi Gli Intoccabili (1969); Sacco e Vanzetti (1970; Giordano Bruno (1973); L'Agnese Va A Morire (1976); Gli Occhiali d'Oro (1987). Montaldo fu molto attivo anche nella produzione di grandi opere televisive come il kolossal in 8 puntate Marco Polo (foto Ansa)

l'infortunio

Jovanotti cade in bici a Santo Domingo, dovrà operarsi

Il cantante stava facendo un giro lungo le strade dell'isola caraibica, dove si trovava in vacanza con la moglie Francesca Valiani, ma non ha visto un dissuasore di velocità ed ha perso l'equilibrio. Da qui la disavventura che ha raccontato lui stesso sui social, prima con un video dei soccorsi con l'ambulanza, poi dal letto dell'ospedale. I chirurghi dovranno applicare un chiodo in titanio nel femore e una placca sulla clavicola. "Fa un male bestiale - ha detto ancora il cantante -. E' un'operazione piuttosto complessa, ma si recupera. Ci vorrà un po' di tempo ma sono vivo e sto bene"  (Ansa)

Barbie, pink carpet a LA per la prima e la rete esplode

(ANSA) - NEW YORK, 10 LUG - Greta Gerwig ha optato per il Pink PP, il colore che Pierpaolo Piccioli porto' sulle passerelle di Valentino nel 2022 quando ancora la Barbie di Margot Robbie non aveva invaso i social media. Sta per arrivare l'ora x, in vista della quale la regista di Lady Byrd e Piccole Donne ha presentato ieri a Los Angeles la sua ultima fatica a un gruppo selezionatissimo di spettatori. La rete e' esplosa di commenti per lo piu' all'insegna degli applausi. Il tappeto rosa dello Shrine Auditorium ha rafforzato il messaggio del film da 100 milioni di dollari che "tutti noi siamo Barbie, e Barbie e' tutti noi". Se la Robbie ha snobbato il rosa per presentarsi nell'iconico abito senza spalline indossato dalla Barbie 'Solo in the Spotlight' del 1960, il colore piu' iconico della bambola della Mattel e' stato adottato da Issa Rae e Ryan Gosling, quest'ultimo che, a detta degli spettatori, avrebbe fatto del suo Ken una interpretazione da Oscar. Nessun recensore tuttavia era stato invitato alla serata di ieri e dunque la trama e' ancora sotto embargo. Barbie uscira' nelle sale Usa il 21 luglio (il 20 in Italia con Warner Bros) e la premessa resta quella dei primi trailer: "Dopo essere stata espulsi da Barbieland in quanto bambole meno che perfette, Barbie e Ken partono per il mondo reale per trovare la vera felicita'. Su invito della Robbie, che ne aveva comprato i diritti con la Warner, Gerwig ha scritto il copione con il compagno Noah Baumbach: "Abbiamo lavorato in un momento molto particolare, nel mezzo del lockdown, quando mi chiedevo se ci sarebbero mai stati film di nuovo. Ma se ci saranno, scriviamo la cosa piu' esagerata, anarchica e ridicola del mondo", ha detto all'Hollywood Reporter. (ANSA).









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